VARATO IL DECRETO SALVA LISTE
By ProgettoGiovane | Marzo 6, 2010
a cura di Daniele Marata
Nella tarda serata di ieri 5 marzo 2010 il Presidente della Repubblica Napolitano ha firmato il cosiddetto decreto salva liste, per permettere al Pdl di concorrere nel Lazio e nella Lombardia, nonostante le irregolarità con cui erano state presentate le liste. Un decreto al quale è stato attribuito l’aggettivo “interpretativo”, che suggerisce ai tribunali una interpretazione autentica della normativa, così da garantire l’ammissione al voto delle liste escluse. Il decreto prevede che i termini di presentazione delle liste si basino anche sul fatto che sia possibile, con qualsiasi prova, dimostrare che si era presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge, che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni e che possano ricorrere al TAR le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al tribunale amministrativo solo dopo il voto (ciò in opposizione ad una pronuncia del Consiglio di Stato che aveva previsto che non si potessero esaminare ricorsi in materia elettorale nel mese che precede il voto). Un decreto che praticamente dice che le regole ci sono, ma che se le infrangi non cambia nulla. A neanche un mese dalle elezioni regionali viene quindi emessa un’altra ordinanza fatta apposta per qualcuno, stavolta non ad personam ma ad factionem, dato che il beneficiario è un intero partito. Ovviamente prese di posizione divergenti fra maggioranza e opposizione. Il governo si è limitato a dire “qual è la interpretazione corretta da dare alle norme vigenti senza modificarle per consentire ai giudici del Tar di applicare la legge”, ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni. “Gli organi della giustizia amministrativa sulla base di una interpretazione univoca della legge potranno decidere serenamente se accettare o no i ricorsi. Non c’è alcuna modifica di norme di legge - ha precisato - e non sarà consentito a nessuno che non fosse presente negli uffici di ripresentarsi”. Insomma, le regole sono queste ma voi dovete interpretarle in un altro modo! Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è detto soddisfatto per la collaborazione tra le istituzioni, che lui ha sempre elogiato (quando stavano dalla sua parte ovviamente), al fine di garantire a tutti il diritto di voto. In giornata dal Quirinale era già trapelata la disponibilità ad esaminare il decreto “interpretativo”. Prima del via libera del governo, il premier aveva parlato di “un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni regionali in modo di poter ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia”. Berlusconi, per spiegare la necessità del decreto, aveva ribadito di essere stufo dei formalismi che stanno mettendo a rischio la corsa del Pdl alle Regionali, anche perché, viene ribadito, i rappresentanti del partito erano negli uffici entro i termini previsti dalla legge (le ore 12) così come testimonierebbero i pass che registrano l’orario e i verbali dei carabinieri. E c’è poi chi, nella maggioranza, intravede anche un vero e proprio disegno: il fatto che i problemi ci siano stati solo a Roma e Milano indica che i rappresentanti del Pdl sono caduti in una trappola dei radicali. Fanno dei casini e la colpa è di altri! Anche i presidenti di Camera e Senato si sono schierati a favore del decreto e in special modo con Napolitano, che dalla bocciatura del Lodo Alfano sappiamo tutti “da che parte sta”! Critiche più o meno dure da parte dell’opposizione. Di Pietro, con la sua solita enfasi, asserisce che “non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l’intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore. Noi ci appelleremo alla società civile – continua - e scenderemo in piazza con una grande manifestazione di protesta civile e democratica”. Più pacato Bersani che parla di un trucco. “Usano il decreto interpretativo - denuncia il leader del Pd - per arrivare comunque al risultato che gli serve per aggiustare il loro pasticcio; ma il trucco c’è e si vede, e in alcuni casi fino al ridicolo”. Bersani ha definito “impensabile” lo slittamento delle regionali. “Consiglierei - ha detto - di non pensare a strane scorciatoie. L’unica cosa è aspettare le decisioni degli organi competenti che, come sappiamo, decideranno a giorni sull’esclusione delle liste in Lazio e Lombardia. Questa situazione si è verificata non per una incuria ma per le loro divisioni. Loro governano per cui si facciano carico dei problemi del Paese altrimenti si riposino e vadano a casa”. Per Bersani c’è una parola che deve essere ripristinata: regole. Le regole sono un presidio della democrazia e il centrodestra non si azzardi a parlare di complotto”. Il più coscienzioso di tutti è però Pier Ferdinado Casini che non attacca nessuno dal punto di vista politico ma si limita ad affermare che “in questo Paese le regole valgono per i deboli e per i forti non valgono mai e questo è intollerabile. Voglio sapere con quale credibilità e con quale idea di moralità domani noi potremo andare ad escludere da un concorso pubblico un ragazzo che si sia dimenticato il certificato di nascita. Certo è falsato fare una competizione elettorale in Lombardia senza Formigoni, ma mi chiedo anche con quale credibilità noi possiamo essere lo Stato. Penso che un consiglio dei ministri straordinario si dovrebbe convocare per esaminare i dati sulla disoccupazione di oggi, la cassa integrazione che aumenta in modo vertiginoso. Questi sono i problemi di cui si deve occupare il consiglio dei ministri, non quelli della presentazione delle liste, di cui si dovrebbero occupare i partiti». ”. Ora l’ultima parola spetta ovviamente ai Tar di Lazio e Lombardia ma quest’ultima chicca varata dal governo non farà altro che aumentare la già forte tensione che si è instaurata in questa campagna elettorale. Emanuele Filiberto a Sanremo ha detto “Italia amore mio”, ma noi dovremmo dire: “Italia? Oh mio Dio!”.
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Giornata del Risparmio Energetico
By admin | Febbraio 12, 2010


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Il 2009 riassunto in una classifica!
By ProgettoGiovane | Gennaio 25, 2010
Grazie ad una iniziativa promossa dall’AnteFatto, pubblichiamo le classifiche dei Migliori e Peggiori del 2009, ossia un quadro riassuntivo sulle personalità più in vista e più influenti del panorama politico, sociale, economico, sportivo e dello spettacolo.
PER VISUALIZZARE LA CLASSIFICA
BASTA FARE CLICK SULL’IMMAGINE SOTTO!
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Auguri di buone feste!
By ProgettoGiovane | Dicembre 21, 2009

Progetto Giovane augura a tutti i lettori e sostenitori tanti auguri di buone natale e felice 2010, e coglie l’occasione per ricordare l’uscita del secondo numero di PG News di Gennaio e le imminenti iniziative culturali in collaborazione con le Associazioni del paese.
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Berlusconi aggredito a Milano
By ProgettoGiovane | Dicembre 14, 2009
a cura di Daniele Marata
Ieri sera a Milano, alla fine di un comizio molto acceso e dai toni non sempre pacati, Silvio Berlusconi è stato aggredito da un tale di nome Massimo Tartaglia, un quarantenne incensurato e in cura per disturbi mentali da dieci anni, che ha scagliato contro la faccia del Premier una statuetta raffigurante il duomo di Milano, causandogli la frattura del naso e la perdita di due denti. Gesto deprecabile e da censurare, ovviamente. Qualunque siano le idee politiche che una persona possa avere, la violenza non deve essere mai tollerata. Pienamente giustificate e dovute, quindi, tutte le dimostrazioni di solidarietà da parte del mondo politico italiano e mondiale. Ingiustificate, e poco intelligenti, alcune dichiarazioni di personaggi politici italiani, sia del governo che dell’opposizione: Rosy Bindi dice che Berusconi non deve fare la vittima e Di Pietro che tale aggressione è il risultato di un clima di esasperazione creato da Berlusconi stesso. Pareri legittimi se vuoi, ma non certo da dichiarare davanti ai media, soprattutto se sei un personaggio pubblico. Certe dichiarazioni sono “commenti da bar” e lì devono restare. Gli esponenti del governo non sono da meno: Bossi parla di terrorismo, come se fosse una cosa normale paragonare il gesto di uno scriteriato ad organizzazioni come i Nuclei Armati Rivoluzionari o le Brigate Rosse, responsabili di non si sa neanche con esattezza quanti morti, e La Russa che non capisce perché neanche Giorgio Almirante sia stato mai contestato tanto come il Cavaliere. Probabilmente non tiene conto che Almirante, e con lui tutto il MSI, era tenuto ai margini della vita politica italiana mentre Berlusconi, oltre ad essere da quindici anni il maggiore esponete del centro – destra, è anche il Presidente del Consiglio, e quando il capo del governo italiano va a Bonn a dire che il nostro paese è governato da giudici politicizzati e che definisce se stesso un presidente con le palle, non è che sia proprio una cosa per la quale andare fieri. Berlusconi stesso coglie la palla al balzo dichiarando di essere un “miracolato”, come se fosse sopravvissuto a un attentato dinamitardo. Questo episodio, già grave di per sé, rischia così di degenerare nell’ennesimo scontro – attacco tra i due schieramenti politici, una lotta senza esclusione di colpi che non porterà a niente di buono e soprattutto di utile. Davanti a un episodio del genere si deve essere solidali col Premier, alleati e avversari, per via dell’aggressione subita e non si deve fomentare il già tesissimo clima che si è creato gridando al complotto ordito segretamente dalle sinistre o a creare inutili link su Fecabook sull’accaduto, chiedendo di diventare fan di Tartaglia o addirittura della statuetta raffigurante il Duomo. Quindi, per quanto sarà possibile, dobbiamo cercare di gettarci questo fatto alle spalle e riprendere, o sarebbe meglio dire a cominciare a prendere in considerazione, i problemi di questo paese, che sono veramente seri e che non si possiamo risolvere insultandoci a vicenda. Dopotutto siamo a Natale, e a Natale si deve essere più buoni.
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